Unesco: il dialetto napoletano diventa la seconda lingua d’Italia

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Il dialetto napoletano, sempre considerato uno dei più belli d’Italia ma pur sempre un dialetto, è diventato una lingua. A deciderlo è stato l’Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di tutelare l’educazione, la scienza e la cultura nel mondo, riconoscendo il napoletano una lingua a tutti gli effetti, seconda solo all’italiano, e, pertanto, la seconda lingua parlata più diffusa nel nostro Paese. 

Questo significa che se qualcuno da oggi in poi vi dice “non parlare in dialetto” mentre parlate in napoletano, potete rispondere senza il dubbio di essere smentiti “sto parlando la lingua napoletana”. E poi non dimentichiamoci che il napoletano, dopo l’italiano, è la lingua più parlata d’Italia perché non è usata solo a Napoli o in Campania ma in molte regioni dell’Italia meridionale.

Anche se ci sono molte variazioni, a volte anche evidenti, il dialetto napoletano, ora una lingua, viene parlato infatti anche in Basilicata, Calabria, Abruzzo, Molise, Puglia e parte del Lazio, tutti territori appartenenti al regno delle Due Sicilie. In lingua napoletana sono state raccolte anche fiabe celebri come la Bella addormentata, Cenerentola e tanti altri racconti.

Ma non è tutto perché oggi la lingua napoletana grazie viene esportata in tutto il mondo ed il successo della stessa canzone napoletana e di tutta la tradizione di prosa e poesia dialettale dimostrano che la sua importanza ha superato da tempo i confini nazionali. Dopotutto, la lingua napoletana è sincera, verace, allegra, una lingua che arriva direttamente al cuore.

Ha una musicalità che la contraddistingue e a Napoli viene usata soprattutto nei rapporti con le persone affettivamente più vicine: famiglia, fidanzati, amici e se un giovane per fare colpo su una ragazza parlerà italiano lo farà solo per pochi giorni. Una volta entrato in confidenza tornerà a comunicare nella sua lingua madre, il napoletano.

Anche se il cammino verso il riconoscimento della dignità dei dialetti è ancora lungo il primo passo è stato fatto. Lingua o dialetto, il napoletano resta un’eredità culturale da difendere, perché il rischio di estinzione delle nostre varietà regionali è sempre in agguato e bisogna attivarsi per proteggerle. L’Unesco è il primo ad essersene reso conto e ad aver dato un contributo importante al nostro patrimonio linguistico.

Marianna Norillo

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