Sin dalle sue origini l’uomo ha avuto l’esigenza di comunicare, di esprimersi in ogni forma e maniera come sua principale e universale volontà di Essere. Nascono così le parole e le immagini, ed entrambe non sono altro che il risultato del dolce oscillare della mano che scorrendo su una superficie lascia dei segni, che sono traccia d’idee e memoria di un passaggio. Perché in fondo la scrittura è anche questo, il desiderio di registrare, di imprimere fisicamente su un muro, un foglio ciò che se abbandonato solo alla memoria potrebbe rischiare di essere dimenticato.  La scrittura e le parole hanno un’energia intrinseca che si sprigiona in molte direzioni.

Le lettere oltre al significato semantico che possiedono sono, infatti, leggibili anche come immagini assumendone tutta la forza e la carica emozionale che un’immagine può contenere (è interessante conoscere anche il pensiero di Vaccaro sulla possibilità di scrivere attraverso un’immagine). Nell’antichità la scrittura si rivolgeva essenzialmente ad un utente che non sapeva leggere: fare arte con le parole significava quindi sfruttare il potenziale visivo dei testi scritti, lettere e parole assumevano in queste opere una forza magica, e già in questi primi testi è possibile ritrovare i caratteri disposti in essi in modo da poter formare immagini e schemi di lettere. Dunque, la parola, carica di un significato semantico, ha cominciato sin da subito a fungere anche da elemento decorativo, intuendo  quanto l’aspetto visivo potesse avere anch’esso un suo proprio significato.

Ne è un esempio il “capolettera” per il quale venivano utilizzate forme geometriche e motivi ornamentali che tutt’oggi hanno conferito a quest’aspetto estetico una sua specifica funzione linguistica. Ecco che ci si è adoperati nel corso degli anni a fondere sempre più i mezzi espressivi propri della scrittura con quelli tipici della visualità, adoperandosi in uno smontaggio dell’arte tradizionale, a beneficio di un’apertura degli spazi e dei limiti entro cui l’artista poteva attuare i suoi processi critico-creativi (si consiglia la lettura del Politecnico di Vittorini: scrittura e fotografia a confronto). Nella lunga storia che coinvolge la scrittura e l’immagine si è passati,  dunque, dall’utilizzo inconsapevole di parole che avessero essenzialmente finalità teoriche o ideologiche alla concezione sempre più matura del potenziale visivo insito nelle lettere e nei grafemi.

Tale evoluzione, in effetti, possiamo considerarla ancora in essere se pensiamo al progressivo miglioramento dei mezzi di comunicazione e alla crescente importanza che sta assumendo la figura del “graphic designer”, il cui lavoro consiste principalmente nel creare oggetti visivi, intesi per essere stampati, pubblicati o trasmessi tramite i media elettronici allo scopo di comunicare un messaggio al pubblico nel modo più semplice ed efficace, proprio tramite il testo e le immagini, insomma una forma diversa e attuale di scrittura visiva (si consiglia anche la lettura di Brian Dettmer sul rapporto tra le immagini e le parole)

2 commenti

    1. Grazie Roxy! Si la scrittura visiva ha davvero avuto un potere quasi inconsapevole sin dai tempi antichi, per noi che diamo per scontato molte cose oggi e soprattutto comunichiamo con milioni di mezzi senza rendercene conto, ci sembra quasi impensabile che dei segni potessero trasmettere un messaggio compiuto al di là del loro valore semantico.

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