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Scrittura visiva e contaminazione linguaggio verbale-visivo

Per poter decifrare il reale, ciò che ci circonda, bisogna innanzitutto comprendere che oltre il linguaggio scritto o verbale esistono altri tipi di linguaggi definiti non verbali, ugualmente utilizzati dall’uomo, e che sono strettamente legati ai cinque sensi, tra questi troviamo appunto quello visivo.

Non a caso, il poeta/scrittore Charles Baudelaire compose la poesia Correspondences (inserito nella raccolta “Les Fleurs du Mal” pubblicata nel 1857), in cui manifesta appunto la profonda corrispondenza che esiste tra le cose della natura:

“[…] Comme de long échos qui de loin se confondent
Dans une ténébreuse et profonde unité,
Vaste comme la nuit et comme la clarté,
Les pafums, les couleurs et les sons se répondent […]”

La realtà vista come una foresta di simboli, meglio identificati come profumi, colori e suoni ed espressi tramite i più svariati linguaggi che sta all’uomo percepire e decifrare con l’utilizzo dei suoi cinque sensi.

Arriviamo, dunque, al linguaggio visivo, che sfrutta la vista come veicolo o mezzo per poter comprendere l’informazione data, riuscendo ad identificare  la sintassi dell’immagine, la sua morfologia, il suo lessico se non la sua semantica, perché sembrerà assurdo ma un’immagine può essere analizzata proprio allo stesso modo di un testo.

In fondo, parliamo di contaminazione del linguaggio verbale e visivo (è interessante analizzare anche il rapporto tra la fotografia e la scrittura e la compenetrazione di queste due arti), poiché l’immagine e la parola non sono altro che due tipologie di linguaggio del tutto comparabili ma che viaggiano semplicemente su due distinti livelli.

Difatti, lo stesso Elio Vittorini nell’articolo pubblicato in “Cinema Nuovo“, introduce il concetto di foto-racconto, spiegando meglio questo rapporto che spesso viene affrontato tra l’immagine ed il testo scritto, proprio perché la narrazione può avvenire sia in un modo che nell’altro o semplicemente attraverso un’armonica alternanza tra quelle che possiamo definire due manifestazioni semiotiche differenti.

Detto ciò, è ovvio che ogni forma di linguaggio, in base ai mezzi a propria disposizione, come ad esempio può essere l’intonazione per il linguaggio verbale o il colore per quello visivo, riesce a trasmettere una determinata quantità di informazione. Tuttavia, la relazione che si instaura tra i linguaggi, i segni e la realtà, ossia l’oggetto osservato, non va misurata nella capacità di rappresentarla, e difatti ognuno di essi lo farà in base alle proprie convenzioni, ma nella predisposizione dell’uomo, della sua sensibilità di cogliere quella tipologia di linguaggio e tradurne il messaggio.

Mentre nel codice verbale o scritto il segno linguistico è costituito da fonemi o grafemi (per un approfondimento sulla nascita della scrittura leggi qui) in quello visivo è l’immagine stessa ad essere costituita da particolari segni che ne determinano le unità fondamentali come il punto, la linea, il segno, il colore, la superficie, la luce, il volume, il chiaroscuro, lo spazio, la composizione, il ritmo e il movimento.

Per poter comunicare utilizzando questo tipo di linguaggio, tali segni devono essere organizzati all’interno di una struttura che mette in relazione significati e significanti secondo regole precise che vanno a caratterizzare il codice visivo la cui conoscenza è indispensabile per comprendere i messaggi.

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