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Le origini della scrittura creativa

Le origini della scrittura creativa vanno ricercate in America grazie al contributo di John Dewey che, all’inizio del XX secolo, sviluppa il concetto di “scuola attiva” in cui le parole chiave “progressivo” e “creativo” pongono le basi di un processo educativo che, oltre ad evolversi continuamente, è anche il risultato di una costante rielaborazione del bagaglio di esperienze pratiche che ognuno sperimenta nel proprio percorso formativo.

Nascono, dunque, i primi corsi mirati proprio ad approfondire la scrittura narrativa che, con il passare degli anni, si è trasformata ed ha assunto il nome di “scrittura creativa”. Ne è un esempio l’Iowa Writing Workshop, il master più prestigioso dove hanno studiato e/o insegnato illustri personalità come John Cheever, Kurt Vonnegut, Tom Coraghessan Boyle, Robert Lowell e Michael Cunningham (per saperne di più sulle origini della scrittura leggi qui).

Ma quali sono le origini della scrittura creativa e in cosa consiste davvero questo processo? Del resto tale scrittura viene molto spesso fraintesa con chissà quali assurdi o complessi processi di scrittura, e nessuno riesce immediatamente a capire che il suo scopo principale, da cui tutto ha inizio, è quello di insegnare al destinatario a scrivere e, infatti, i primi corsi consistevano proprio in un cammino guidato verso la pratica della scrittura, prevedendo come step inziale quello del racconto per poi arrivare al romanzo o al poema (a questo proposito, consigliamo la lettura del nostro articolo sui “Consigli per imparare a scrivere meglio“).

E’ ovvio che riuscire ad insegnare come scrivere presuppone che al di là della cattedra ci fosse un insegnate dalle grandi competenze in questo settore. Infatti, un tempo erano proprio i letterati che sostenevano le lezioni in aula, o comunque erano invitati a vivere nella stessa struttura in cui si svolgeva il corso, in modo da poter mettere quotidianamente a disposizione di questi giovani aspiranti scrittori la loro comprovata esperienza nel campo.

Sin dagli inizi degli anni ’80, il numero di corsi e master di scrittura creativa hanno cominciato ad incrementarsi a dismisura, seppur inizialmente si trattava di corsi sperimentali che lasciavano ampio spazio alle correnti letterarie innovative, tanto da favorire anche la nascita di numerose riviste, pubblicazioni e libri specializzati.

Dopo gli Stati Uniti, sono stati molti i paesi che hanno sviluppato, ognuno a modo proprio, la scuola di “scrittura creativa”, tanto da istituire delle lauree legalmente riconosciute, come nel caso del Regno Unito e della Germania, mentre per quanto riguarda i paesi dell’Europa meridionale, tali studi sono stati affidati molto più alle scuole private i cui diplomi spesso non sono riconosciuti legalmente.

Tuttavia, in ognuno di questi paesi il concetto di scrittura creativa ha assunto un significato differente, così come il metodo di insegnamento applicato non è universale, difatti c’è chi mira ad una conoscenza approfondita delle tecniche di scrittura, chi, invece, focalizza maggiormente l’attenzione ad una ricerca interiore e al concetto del “conoscersi meglio” proprio attraverso la scrittura, facendolo ad esempio mediante la composizione di un diario personale, e chi ancora preferisce impartire un giusto metodo di lettura, affinché si possa imparare a leggere in maniera più critica e consapevole per poi dedicarsi alla produzione scritta.

In sintesi, il processo creativo nasce proprio dall’intento di applicare tale potenzialità di cui ogni essere umano è dotato, seppur in misura differente, alla realtà, sia interiore che esteriore, e di riuscire a fondere il tutto attraverso la scrittura. Dunque, si presuppone che alla base di questa creatività ci siano l’immaginazione, la fantasia, l’invenzione, l’originalità. Lo scrittore, quindi, non deve fare altro che rielaborare le esperienze acquisite in maniera diretta (pratiche in prima persona) o indiretta (vissute attraverso la lettura ad esempio), esattamente attraverso l’utilizzo dei cinque sensi con l’aggiunta “creativa” dell’immaginazione, per renderla in maniera del tutto diversa e originale (sulla contaminazione dei linguaggi leggi anche “Scrittura visiva e contaminazione linguaggio verbale-visivo”).

Infine, una volta effettuato questo processo di rielaborazione, possiamo parlare di stile, di reali competenze di un scrittore, e di abilità nel riuscire a fare della scrittura quel ponte empatico che parte dalla sua ispirazione, passa attraverso la fantasia e raggiunge l’altra sponda, ossia l’attenzione del lettore, grazie alle scelte stilistiche giuste ed abili a rendere su carta ciò che inizialmente era una pura e semplice sensazione.

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