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Freelance e preventivi: come riconoscere clienti perditempo

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Abbiamo già parlato di quanto grande sia l’importanza del tempo per un freelance e sappiamo benissimo che quando arriva il momento dei preventivi, il rischio di incorrere in clienti perditempo è sempre molto alto. La fase del preventivo rappresenta per un lavoratore freelance la possibilità di trovare una nuova opportunità lavorativa, nuova fonte di guadagno e di esperienza ed è fondamentale cercare di ottimizzare i tempi e concludere positivamente l’accordo nel più breve tempo possibile.

Certo, essere disponibili a fornire risposte e chiarimenti al proprio interlocutore è necessario e segnale di educazione oltre che di professionalità ma a tutto c’è un limite, anche all’educazione e dobbiamo fare in modo che di questa nostra qualità non se ne approfitti. L’unica soluzione è cercare di riconoscere i clienti perditempo, quelli che si dilungano in richieste, delucidazioni, quelli che sembrano non capire, quelli che fanno finta di essere impegnati quando si tratta di pagare, quelli che vogliono sapere tutto di te ma tu non puoi chiedere nulla su di loro, quelli che sono interessati al tuo colore preferito piuttosto che a parlare del motivo per cui ti hanno cercato.

Insomma, la categoria dei clienti perditempo è molto vasta e molto varia per cui, per evitare di ritrovarci in situazioni difficili da gestire, impariamo a riconoscerli quando li incontriamo sulla nostra strada e ci eviteremo sprechi di tempo e fregature. Questi di seguito sono alcuni elementi che dovrebbero farti dubitare della serietà di una proposta di lavoro.

  • Richieste strane, poco chiare e approssimative

I peggiori clienti perditempo sono quelli che ti contattato per un preventivo ma non sanno spiegarti cosa vogliono esattamente. Credono che tu sia una sorta di Nostradamus o che tu disponga di una sfera magica, capace di predire le loro richieste e l’intero futuro dell’umanità. Questa tipologia di clienti è molto subdola, in realtà, perché dietro l’apparente difficoltà a verbalizzare ciò di cui hanno bisogno si nasconde, spesso, l’intenzione di estorcerti consulenze gratuite o di carpire informazioni a loro utili per tentare di svolgere quel lavoro facendo, poi, a meno di te. Fai attenzione a chi finge di non avere le idee chiare perché, a volte, è in buona fede, molte altre potrebbe non esserlo!

  • Domande troppo personali o irrilevanti 

Quando un cliente ti contatta per un lavoro il soggetto della conversazione deve restare il lavoro e, dunque, la priorità è discutere dell’incarico, del compenso, delle tempistiche o di eventuali urgenze. Un cliente perditempo, invece, sembra essere più interessato alla tua vita che al tuo curriculum. Alcuni, dopo le prime battute, si mettono a fare domande poco pertinenti, vogliono sapere di dove sei (e fin qui nessun problema) ma poi quanti anni hai, come si vive nella tua città, se conosci Tizio e Caio, perché hai deciso di trasferirti, se ti piace la musica country etc. Io amo chiacchierare e fare rete, ci mancherebbe. Tuttavia, trattandosi di un primo contatto, sarebbe il caso di limitarsi alle informazioni rilevanti ai fini professionali e lasciare al tempo la possibilità di trasformare un rapporto esclusivamente professionale, anche in amicale o amichevole.

  • Pretesa di massima qualità a fronte di scarso compenso

Anche questa tipologia di clienti perditempo è pericolosa perché i soggetti in questione millantano competenze ed esperienza che magari nemmeno hanno ma sanno vendersi bene e agli occhi di un giovane freelance possono apparire come un’eccellente opportunità di guadagno. Purtroppo, non sempre è così. Spesso, forti della loro dialettica, pretendono l’impossibile, hanno richieste di qualità massima, si aspettano prestazioni sopra la media per poi darti in cambio le briciole. Ho letto di clienti lamentarsi perché “non trovano web writter e traduttori freelance seri ed affidabili” per poi scoprire che offrono 0,50 centesimi per un articolo di 300 parole e la condizione che si abbia anche la Partita Iva. E alla stupidità di richieste come queste si aggiunge la totale mancanza di umanità e di rispetto verso il lavoro e la fatica che questo comporta.

  • Scortesia o freddezza nel modo di comunicare

Spesso alcuni clienti mi contattano e si rivolgono a me senza salutare e senza presentarsi ed esordiscono con un “mi serve” oppure con un terribile “senti“. Io appositamente rispondo con un “salve, come sta?” oppure con “salve, piacere” o ancora con “buongiorno, grazie per avermi scritto” e a queste mie piccole provocazioni le reazioni sono varie. Devo ammettere che alcuni si scusano immediatamente e mi rendo conto che in certi casi c’è una mancanza di tempo più che di educazione. Altri, invece, fanno finta di niente, come se neanche ti avessero letto o sentito e continuano ad esprimersi in modo scortese, telegrafico e freddo. Chi si comporta in questo modo difficilmente riesce a trovare nel suo interlocutore pazienza e comprensione e, a lungo andare, preferirà ricominciare da zero con qualcun altro pur di non relazionarsi educatamente con te.

  • Difficoltà a rispettare gli accordi di pagamento

Infine, ci sono loro, i clienti che non rispettano le tempistiche di pagamento. Perché sono clienti perditempo? Perché magari non sono cattivi pagatori ma per avere ciò che ti spetta ti fanno sudare sette camicie con una notevole perdita di tempo, tra mail, solleciti e telefonate. Ma non è tutto. Il problema è che, dal loro punto di vista, tu dovresti continuare a lavorare ugualmente a prescindere dal fatto che ti abbiano pagato o meno e questo lo trovo abbastanza mortificante. Il rispetto degli accordi e la correttezza deve esserci da entrambe le parti e se io faccio di tutto per consegnare entro la data stabilita, sarebbe corretto se anche il committente si comportasse di conseguenza versando e saldando il dovuto nei tempi stabiliti senza costringere il freelance a dover elemosinare ciò per cui ha lavorato sodo.

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1 commento

  1. Se qualcuno riuscisse a inventare un dispositivo per distinguere i perditempo dai clienti bene intenzionati, meriterebbe il premio Nobel.

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