Ha ancora senso parlare di calligrafia in un momento storico in cui il digitale ed, in particolare, la modalità touchscreen sta avendo la meglio tra giovani e meno giovani? Decisamente sì. In questo mondo così tecnologico, recuperare le tecniche e le tradizioni legate alla calligrafia è quasi un obbligo sociale. In particolare, la manualità del disegno e della scrittura devono essere preservati e tramandati alle generazioni future anche quelle più “informaticizzate” in quanto vera depositaria di una preziosa forma d’arte.

Dopotutto lo stesso Steve Jobs, il fondatore di Apple, dopo la decisione di abbandonare gli studi universitari, aveva deciso di iscriversi ad un corso di calligrafia. E durante le lezioni aveva appreso un insegnamento importantissimo: la bellezza è nella precisione, nei dettagli, e anche in ambiti come la tipografia o l’informatica l’estetica ha la sua importanza. Dunque, qualunque sia lo scopo finale della scrittura, letterario o funzionale, la forma di una lettera non è affatto in secondo piano.

Prima di Jobs lo avevano capito artisti e matematici del Rinascimento del calibro di Leon Battista Alberti e Luca Pacioli, quando pensarono di applicare proporzioni geometriche ed equilibri classici alle lettere dell’antica scrittura di Roma, conosciuta come lapidario romano. Ogni lettera, basata su cerchi e quadrati, rappresenta e riflette la perfezione e la bellezza del mondo in cui viviamo e, per questo, la scrittura trova un grande potenziale visivo nella calligrafia, attraverso l’antica cultura della manualità.

2 commenti

  1. Come storico della calligrafia e uno dei fondatori dell’associazione calligrafica italiana (www.calligrafia.org) mi fa molto piacere che si parli di calligrafia. Occorre però che ci si appropri anche della tradizione calligrafica italiana che è di tutto rispetto; forse non tutti sanno che l’Italia nel Cinquecento ha insegnato a scrivere a mezza Europa, e il revival della calligrafia suscitato in Inghilterra tra fine 800 e inizi 900 aveva come base la scrittura cancelleresca italiana.
    Consiglio un’occhiata al mio libro: Dalla cancelleresca all’inglese. Ovvero storia della calligrafia italiana dal cinquecento ad oggi, pubblicato dalla editrice dell’Orso di Alessanderia nel 2012.
    Nella sede della fondazione con la quale collaboro ho allestito un centro di documentazione sulla storia della scrittura a mano in età moderna. Unico nel suo genere in Italia.
    Potete contattarmi alla mail della risposta
    cordialmente
    f.ascoli

    1. Grazie per il suo contributo Francesco, prometto che continueremo a parlare di calligrafia, tenendo conto dei suoi interessanti spunti, e sarebbe un piacere per noi inserire qualche sua riflessione sul nostro sito. La contatterò senz’altro per discuterne!

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