Do u speak English?

Boom di anglicismi nella lingua italiana: solo una moda?

In un momento storico complesso per l’Italia e gli altri paesi europei, non solo le persone ma anche le parole sono accusate di rubare il lavoro ad altre parole. È il caso di tutti quegli anglicismi nella lingua italiana entrati a far parte della comunicazione di ogni giorno a danno dei termini e delle espressioni autoctone e c’è chi parla di una vera e propria invasione!

Eh già perché molte parole inglesi sono ormai ovunque e le ascoltiamo quotidianamente in riferimento ad azioni, caratteristiche e descrizioni di cose e persone. Senza dubbio alcuni esagerano e dall’uso si passa all’abuso. In fondo, non è sempre necessario inserire questi anglicismi nella lingua italiana ma sta passando l’idea che usarli sia trendy, ops di moda!

È comprensibile che chi ha deciso di imparare l’inglese sia tentato di utilizzare i termini che apprende nella lingua che parla correntemente anche per semplice divertimento. Il rischio è, però, di perdere la consapevolezza nella scelta delle parole e di dare vita ad un linguaggio “interrotto”, soprattutto se il livello di competenza è ancora basso. Poi gli spot pubblicitari fanno la loro parte in questa “iniezione” di anglicismi.

E non solo: il mondo di Internet e la politica sono altri luoghi particolarmente contaminati dai termini inglesi con conseguenze devastanti per la conservazione della lingua italiana. Ogni giorno leggiamo sul web articoli intrisi di parole straniere che potrebbero essere evitate e ogni giorno ascoltiamo i politici spiegarsi in un italiano incomprensibile a causa delle numerose incursioni dei termini d’oltreoceano.

Tra questi ne troviamo alcuni che sono entrati a pieno titolo nel nostro vocabolario e per i quali, forse, pur sforzandoci, avremo difficoltà a trovare validi equivalenti nella lingua italiana. Un esempio è il termine “location” nient’altro che “posto” in italiano ma che usiamo nella versione inglese perché, oltre all’uso piuttosto diffuso grazie a Internet e social network, fa sicuramente più figo.

Un’altra delle parole più usate da noi traduttori e web writer freelance (oltre a queste tre) è poi “deadline” per indicare la “scadenza” in italiano. Qui, probabilmente, a differenza del termine “posto” (che rispetto a “location” è oggettivamente più bruttino) “scadenza” è una parola di tutto rispetto. Ma ancora una volta, il desiderio di essere stylish, ops… alla moda vince su tutto.

Alcune parole, tuttavia, sono complesse da tradurre o meglio il senso in inglese non può essere reso completamente oppure non esiste in italiano. E’ il caso di numerose parole come derby, ketchup e spray. Dove sono gli equivalenti italiani per questi termini inglesi? Non ci sono e se ci sono non sempre colgono la piena sfumatura dell’espressione originale come sandwich, racket o waterproof.

Esempi ancora più comuni sono nella sostituzione dell’italiano “fine settimana” con “weekend” oppure “business” al posto di “affari”. Per non parlare di killer per assassino, part-time per orario ridotto, corner per calcio d’angolo, tutte parole che, come vediamo, hanno un termine corrispondente in italiano ma che sono state ugualmente sostituite semplicemente perché più fashion, ops alla moda.

Ma allora, dovremmo arrenderci e accettare che la lingua italiana è destinata a scomparire? Non credo, forse è solo il segno dei tempi che stanno cambiando e ci sta rendendo più internazionali. Certo è che in inglese ci sono molte più parole per dire “alla moda”! E secondo voi quali sono le parole inglesi che usiamo senza neanche accorgercene e che hanno ormai quasi del tutto sostituito quelle italiane?

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4 commenti

  1. io cerco il più possibile di evitare gli anglicismi. Ovviamente con i miei compagni di corso che studiano Lingue le frasi iniziano in una lingua, continuano in un’altra e finiscono in un’altra ancora, per gioco. Altre volte mi sento “costretta” ad usare anglicismi nei miei post perché ormai sono diventate parole chiave (“keywords” anche per Google). Ci sono altre parole che poi mi creano una forte antipatia “i viaggi on the road” ad esempio….

    Credo che nel linguaggio quotidiano sia anche un po’ colpa dei giornalisti (o addetti al marketing) che usano e abbondano parole inglesi non permettendo a persone di una certa età di capire di che diavolo si stia parlando. Per non citare poi l’uso della parola “spread” usata mille volte in modo errato (un mio amico che studia economia mi ha confermato l’abuso di questa parola). Job act, business plan, spending review… ma insomma, basta!!!!

    1. Ciao Annalisa, grazie per essere venuta a trovarmi. Ti chiedo scusa per il ritardo di questa risposta ma, credimi, mi era proprio sfuggito il commento. Le tue sono tutte riflessioni davvero sensate ed intelligenti e mi complimento con te per le idee chiare che dimostri di avere. Sicuramente bisognerebbe evitare fastidiosi e pericolosi eccessi che non solo deturpano la nostra lingua ma ne danneggiano l’integrità.

  2. luca dice:

    Io sono contro gli anglicismi e combatto ogni giorno per l’ integrità della nostra lingua. E’ un fenomeno quello delle incursioni linguistiche davvero FASTIDIOSO

    1. Concordo, nella lingua come in molte altre cose della vita… “il troppo storpia”. Grazie di essere passato Luca!

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