5 parole da evitare (o usare con cautela) quando scriviamo

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Parole da evitare ma che continuiamo, ignari, ad utilizzare ogni giorno. Spesso quando scriviamo, a furia di farlo in velocità (penso a me ed ai miei colleghi web writer e blogger costretti a macinare centinaia di frasi ogni giorno) finiamo per utilizzare parole che appartengono al parlato e che sono poco adatte alla carta stampata o ai contenuti testuali destinati al web.

Queste parole non devono essere cancellate del tutto, sia chiaro. Forse più che eliminarle dovremmo limitarne l’uso per dare alle nostre frasi più credibilità e, soprattutto, più sostanza perché queste parole sono talmente abusate che finiscono per svuotare del suo significato il messaggio finale da trasmettere al pubblico. Iniziamo dalla parola numero 1…

1. “Cosa”, “cose”

Fin dalle elementari ci viene insegnato a sostituire la parola “cosa” con altre specifiche ma, purtroppo, finite le scuole questa lezione si dimentica e si ricade in un linguaggio banale. Eh, si perché basta anche usare una sola volta “cosa” per far impallidire i nostri contenuti.

2. “Fare”

Anche nel caso di “fare” valgono le stesse riflessioni per “cosa”. Essendo così ricca la lingua italiana ci offre la possibilità di diversificare tantissimo il nostro linguaggio facendo ricorso a vocaboli eccezionale e di certo più pertinenti al contesto. Date un’occhiata al dizionario dei sinonimi quando scrivete!

3. “Molto”

“Molto” comune tra le parole più utilizzate eppure è anche quella che possiamo eliminare senza problemi e magari sostituire con altre espressioni. Guardate quante ce ne ne suggerisce qui il sito della Treccani.

4. Tutti gli avverbi che finiscono in -mente

Gli avventi in -mente sono sempre più comuni e abbondano in frasi e paragrafi, soprattutto sul web. In realtà non sono così necessari, anzi, spesso, non hanno alcuna utilità. Se proprio ci tenete ad esprimere quella particolare sfumatura, potete provare a trasformarli in aggettivi (esempio: “distrattamente” diventa “la sua mente distratta”).

5. “Io”

A differenza di lingue come l’inglese ed il francese, in italiano le declinazioni dei verbi ci permettono di distinguere subito il soggetto di una frase per cui non serve ripeterlo a meno che non stiamo discorrendo di questioni filosofiche.

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Marianna Norillo

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